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Circoncisione rituale fai da te: oltre alle morti, moltissime le infezioni e menomazioni

In Liguria l’intervento non viene eseguito dal Ssn che in Italia lo prevede solo in Toscana e in Friuli, ma a pagamento. La Comunità Ebraica ha un accordo nazionale e propri operatori. La Comunità Musulmana e quella Senegalese chiedono un accordo alla Regione per salvare vite e malattie gravissime ai bambini

In Liguria non è prevista la circoncisione rituale

Il servizio sanitario regionale garantisce la circoncisione “a scopo terapeutico” sia pediatrica sia in età adulta ma non quella “rituale” in quanto non rientra nelle prestazioni previste dai Lea, livelli essenziali di assistenza. In particolare la circoncisione terapeutica pediatrica viene effettuata presso l’Istituto Gaslini e gli ospedali San Paolo di Savona e Sant’Andrea della Spezia. È quanto precisa la Regione Liguria, a seguito della tragedia avvenuta questa mattina a Genova con la morte di un neonato.
<A differenza di quanto accade in alcune Regioni come la Toscana – precisa la vicepresidente e assessore alla Sanità Sonia Viale – in Liguria non è consentita la circoncisione “rituale” negli ospedali pubblici. Occorre potenziare ancora di più la prevenzione e l’informazione anche nei consultori grazie alla presenza dei mediatori culturali con percorsi di accompagnamento mirati nei confronti delle famiglie per evitare la pratica casalinga di interventi invasivi che possono determinare anche la morte del neonato>.

I costi e la situazione in Italia

L’unica alternativa presa in considerazione, quindi, è l’intervento privato a pagamento ma molti stranieri non sono spesso in condizioni tali da premetterselo. La tariffa media per la circoncisione in clinica privata è di 500 euro, ma si può arrivare anche a 1.500. Succede che gli africani tornino in patria per effettuare la circoncisione dei figli o si affidino a praticoni, come quello che ha effettuato ieri mattina la circoncisione del bimbo nigeriano morto a Quezzi dopo ore di agonia e dopo che aveva riempito diversi pannolini di sangue.
Al momento l’unica Regione italiana che ha inserito nei suoi Lea la circoncisione rituale (sin dal 2002) è la Toscana. Il Friuli richiede invece il pagamento della prestazione da parte della famiglia ma comunque la esegue.
A Torino, dopo la morte di un bimbo ghanese, è stato creato un polo circoncisioni rituali all’ospedale Martini al prezzo politico di 280 euro. Si può effettuare dagli 8 anni.

<Dopo il caso di qualche giorno fa un altro bimbo è morto per circoncisione fatta in casa, è urgente trovare soluzioni. Il tema è complesso e bisogna confrontarsi con le autorità religiose. Ma l’assoluta priorità è individuare un protocollo per la sicurezza dei bambini>. Lo ha scritto su Twitter il ministro della Salute, Giulia Grillo.

La Comunità Ebraica

Ariel Dello Strologo

La Comunità Ebraica nazionale ha <un’intesa con lo Stato – spiega Ariel Dello Strologo, presidente della Comunità Ebraica di Genova -. Ci sono persone ritenute preparate e legittimate dalle comunità ebraiche stesse. Non sono medici, ma persone che hanno studiato apposta e operano nel pieno rispetto della vita e della salute del bambino. Lo ha spiegato oggi stesso il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni>.
<L’aumento dei casi in cui la circoncisione ha provocato serie e terribili conseguenze è dovuto al fatto che questa pratica, diffusa in diverse tradizioni religiose e culture, è stata effettuata da personaggi privi delle competenze necessarie, spesso provenienti da paesi stranieri> ha detto il rabbino Riccardo Di Segni parlando della morte del neonato nigeriano a Genova, ultimo di una serie di drammatici episodi che hanno fatto parlare la stampa nazionale.
<Da parte nostra – prosegue il rav – riteniamo imprescindibile che la questione delle circoncisioni rituali vada regolata per garantire e coniugare il diritto religioso e il diritto alla salute del bambino. Le comunità ebraiche praticano la circoncisione da millenni in Italia nel rispetto delle regole di tutela della vita e della salute dei bambini. Questo perché la tradizione ebraica impone che la circoncisione debba essere effettuata solo da personale qualificato e riconosciuto dalle autorità rabbiniche. Siamo autoregolamentati nel pieno rispetto della legge e della incolumità dei neonati. Non chiediamo sovvenzioni pubbliche per l’esecuzione dei nostri riti. Mettiamo volentieri a disposizione dei legislatori la nostra esperienza e riteniamo che le decisioni opportune debbano essere condivise con le autorità religiose evitando iniziative che potrebbero produrre l’effetto contrario aumentando i fenomeni clandestini e incontrollati>.

La Comunità Senegalese

Mamadou Boussou, dell’Unione Immigrati Senegalesi

Mamadou Boussou, dell’Unione Immigrati Senegalesi, racconta che alcuni suoi amici hanno portato il figlio a Trento <Perché la Regione non passa l’operazione e il prezzo richiesto dalle strutture private che avevano contattato era altissimo. 1.500 euro>. A Trento esiste un ospedale generale di zona classificato come “equiparato ed equipollente” che effettua la circoncisione a un prezzo più contenuto.
Boussou, laureando in Infermeria, a nome della Comunità Senegalese, chiede che la Regione accordi la possibilità di effettuare la circoncisione rituale presso le strutture pubbliche a prezzo convenzionato.

Oltre alle purtroppo frequenti morti che si sono verificate in questi ultimi mesi in Italia, c’è da mettere in conto una lunga serie di menomazioni, infezioni e mutilazioni e tutti i bimbi che arrivano in ospedale dopo le pericolosissime pratiche di circoncisione fai da te effettuate anche per poche decine di euro.

La Comunità Musulmana

L’imam Salah Husein

L’imam Salah Husein, a capo della Comunità musulmana genovese che conta 13 mila persone (mille delle quali cittadine italiane), racconta che una decina di anni fa la Comunità Islamica aveva siglato un accordo con l’assessorato regionale alla Sanità, allora retto da Claudio Montaldo. <Era possibile effettuare la circoncisione rituale in alcuni ospedali liguri pagando un ticket di circa 100 euro. – spiega l’imam Husein -. L’accordo durò un anno e non fu rinnovato>.
Cosa fanno, quindi, i musulmani? <Si arrangiano – risponde -. La maggior parte la fa eseguire durante le vacanze annuali nei paesi d’origine. Chi non ce la fa a tornare in patria, ad esempio i titolari di protezione internazionale, chiama un medico o una persona in grado di effettuarla. Alcune volte in modo regolare, in un ambulatorio medico, altre volte in casa, senza a garanzie. I recenti casi di morte, quattro in un brevissimo periodo, sono legati a questa ultima circostanza e si sono verificati nella comunità centroafricana, che forse non ha personale preparato>. Par di capire che i nordafricani abbiano un’organizzazione simile a quella della Comunità Ebraica, anche se senza il riconoscimento ufficiale dello Stato. A volte si spostano in altre città per eseguire l’operazione in modo sicuro. Diverso è per le comunità del centro del continente africano, che in qualche caso, abbiamo capito parlando con alcuni immigrati neri che vivono nel centro storico, si affidano a santoni, qualche volta a cavallo tra religione islamica e animismo.
<Auspichiamo che quanto è accaduto – dice l’imam Husein – serva quantomeno a costruire una sensibilità e consigli alle istituzioni di consentire la circoncisione rituale all’interno della Sanità pubblica, ovviamene pagando un ticket anche sostanzioso. Siamo nel 2019, non si può lasciare a rischio la vita dei nostri figli, quello dei cittadini italiani del futuro. Non ci sono soltanto le morti, ma tutte le eventuali conseguenze di menomazioni o malattie che hanno anche un costo sociale e sanitario. Serve una soluzione legale. Negli Stati Uniti quasi tutti gli uomini sono circoncisi, indipendentemente dalla loro confessione perché per i medici Usa la pratica è utilissima alla prevenzione delle malattie del pene e ridurrebbe il rischio di malattie veneree, ma anche di tumori e infezioni alla vie urinarie>.


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